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di William Oldroyd, con Florence Pugh, Cosmo Jarvis, Paul Hilton, Gran Bretagna 2016, 89' 
  
ven 30 giugno (18.00 - 21.15)
sab 1 luglio (17.30 - 20.30 - 22.30)
dom 2 luglio (15.30 - 17.30 - 20.30 - 22.30)
lun 3 luglio (15.30 - 20.30)
 
  

   
Nell’Inghilterra del 1865 la diciassettenne Katherine è costretta a un matrimonio senza amore con un uomo più grande. Soffocata dalle rigide norme sociali dell’epoca, inizia una relazione clandestina
con un giovane stalliere alle dipendenze del marito, ma l’ossessione amorosa la spingerà in una spirale di violenza dalle conseguenze sconvolgenti...
Applaudito all’ultimo Torino Film Festival e osannato dalla critica, "Lady Macbeth" è il sorprendente esordio cinematografico di William Oldroyd, uno dei maggiori registi del teatro inglese, che ha
stregato il pubblico con un film che unisce rigore e sensualità, suspense e riflessione morale. Pur spostando l’azione nella campagna inglese dell’Ottocento, il film si ispira al romanzo breve di
Nikolaj Leskov "Lady Macbeth del Distretto di Mcensk", che Šostakovič nel 1934 trasformò in una celebre opera. "Nella letteratura di quel tempo", afferma Oldroyd, "donne come Katherine di solito
soffrono in silenzio, nascondono i loro sentimenti o si tolgono la vita. Ma in questa vicenda abbiamo una giovane protagonista che combatte per la sua indipendenza e decide il proprio destino, anche
attraverso la violenza". Florence Pugh, attrice britannica di cui non potremo non sentir parlare da questo lavoro in poi, sfrutta magnificamente l'occasione offertale dal ruolo e diventa tutt'uno con
l'ambiente, restituendone l'apparente immobilità degli interni, il coraggio spregiudicato degli esterni ventosi, la glacialità degli spifferi, che si è fatta amica. Shakespeariana nella certezza che
il fine autorizzi ogni mezzo, sostenuta, in aggiunta, dal romanticismo di cui ha accuratamente ammantato la sua fantasia d'amore, Katherine è cieca di fronte all'evidenza delle cose così com'è
impermeabile al senso di colpa. Ha scelto, aggravando definitivamente il suo ritratto, di non farsi intralciare dal lavorìo della coscienza, di rimuovere immediatamente ciò che va rimosso. Immaginate

"Cime tempestose" diretto da Hitchcock e avrete un’idea di questo esordio straordinario, insolito e potente.  
 
 
 
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