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di Valeria Bruni Tedeschi, con Baptiste Carrion-Weiss, Alexia Chardard, Louis Garrel - Francia/Italia 2022, 126\'  
 
ven 2 dic (15.15 - 18.00 - 21.00)
sab 3 dic (15.15 - 18.00 - 21.00)
dom 4 dic (15.15 - 18.00 - 21.00)
lun 5 dic (15.15 - 18.00 - 21.00)  
    

   
Francia, 1986. Stella, Adèle, Victor e Frank sono nel pieno della propria esplosiva giovinezza. Entrati nella prestigiosa scuola teatrale \\\"Les Amandiers\\\" creata da Patrice Chéreau e Pierre Romans sentono di avere il mondo nelle mani. Lanciati a piena velocità nelle proprie passioni, vivranno insieme l’entusiasmo, le paure, gli amori, ma anche le loro prime grandi tragedie...
 
Valeria Bruni Tedeschi firma una emozionante opera di maturità rivivendo la giovinezza iniziatica e vibrante degli allievi attori del Théâtre des Amandiers di Patrice Chéreau.
 
«Come in tutti i miei film, parto da ricordi veri e li trasformo in finzione. Ciò che resta autobiografico sono le emozioni. Alla scrittura si sono mescolati i miei ricordi e quelli degli ex studenti del teatro Amandiers che sono andata a intervistare. In ogni caso volevo che gli attori si impadronissero dei personaggi e mi spogliassero delle immagini e dei ricordi che avevo io. A tutto questo materiale si sono aggiunti anche elementi che abbiamo inventato, ad esempio il personaggio della giovane donna bocciata all’esame di ammissione nella scuola, perché ho avuto la sensazione che mancasse un personaggio che incarnasse i perdenti. Bisogna ricordare come questa scuola e questo teatro fossero percepiti all\\\'epoca: Amandiers era il centro del mondo e tutti i grandi artisti, attori e drammaturghi vi venivano a lavorare. Noi piccoli studenti vi abbiamo incontrato Piccoli, Koltès, Deneuve, Depardieu, Bondy, ecc. Era esaltante. Quando abbiamo scritto il personaggio di Patrice Chéreau, abbiamo scovato interviste, ricordi, ma poi Louis Garrel ha creato il suo Chéreau. Non è Patrice Chéreau ma la visione personale di Garrel di chi fosse Chéreau. Tuttavia, era necessario rappresentare l\\\'energia di Patrice, la sua intelligenza, il suo amore per gli attori, e questi sono i segreti di fabbricazione di Louis. Per la ricostruzione storica ho solo cercato di trovare cose che mi facessero provare emozioni subito, per esempio la musica. Lo stesso per le scenografie, non abbiamo cercato di riprodurre perfettamente gli anni \\\'80 e c\\\'è anche qualcosa di contemporaneo nel film, ma ci sono elementi che mi fanno subito provare emozioni come le cabine telefoniche, perché parlare al telefono dentro una cabina o farlo al cellulare non è per niente la stessa cosa. Di fronte a una cinepresa si brucia di desiderio, sul palco di un teatro succede la stessa cosa... ma non si tratta di un bruciare che riduce a cenere. Non ho mai avuto l’impressione di sentirmi distrutta da questo tipo di lavoro. C\\\'è stato un tempo in cui non mi venivano offerte parti teatrali, per cui ho cambiato strada e sono andata nella direzione del cinema. Grazie ad un amico che mi ha dato la possibilità di scrivere ho pensato di poter proseguire su questa via, anche facendo tesoro della mia esperienza da attrice. È stato un nuovo orizzonte e mi sono accorta di poter raccontare la mia storia, in modo indipendente». (Valeria Bruni Tedeschi)
  
  
  

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