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I figli degli altri 
(Les enfants des autres)
di Rebecca Zlotowski
con Virginie Efira, Roschdy Zem, Chiara Mastroianni
Francia 2022, 104'

ven 30 set (15.30 - 21.00)
sab 01 ott (18.00)
dom 02 ott (15.30 - 21.00)
lun 03 ott (18.00)  
  
Rachel, è una donna di quaranta anni che ama la sua vita, i suoi studenti, i suoi amici, le sue lezioni di chitarra. Quando si innamora di Alì, stringe un legame profondo con sua figlia di quattro anni, Leila. Rachel si prende cura di lei come fosse sua madre. Il desiderio di una famiglia tutta sua si fa sempre più grande, ma il tempo stringe e amare i figli degli altri comporta dei rischi...  
 
Presentato in concorso a Venezia 79, "I figli degli altri" della regista e sceneggiatrice francese Rebecca Zlotowski è un film dolce, amorevole, che tratta con eleganza il tema della maternità e delle famiglie allargate nell'epoca contemporanea. Protagonista una solare Virginie Efira, incarnazione autentica e toccante della situazione.  
  
«Una quarantenne senza figli si innamora di un padre single. Mentre cerca di trovare spazio nella famiglia dell'uomo, incomincia a sentire il desiderio di avere una famiglia sua. Ma, da personaggio tradizionalmente in secondo piano, se non semplice comparsa, è costretta a scomparire con la fine della storia d'amore. Perchè una donna simile, che vive un'esperienza apparentemente comune - e che io stessa ho vissuto - non è mai stata protagonista di un film? Con "I figli degli altri" ho girato il film che avrei voluto vedere al cinema, pensando che anche altri potrebbero avere lo stesso desiderio. Essere madri è un'esperienza collettiva che fa parte della nostra vita da umani, della società in cui viviamo. Non importa se alcune vicende non possiamo percepirle direttamente. Dobbiamo imparare ad averne lo stesso consapevolezza». (Rebecca Zlotowski)  
  

Marginii  
di Niccolò Falsetti
con Francesco Turbanti, Emanuele Linfatti, Matteo Creatini
Italia 2022, 91'  
  

ven 30 set (18.00)
sab 01 ott (15.30 - 21.00)
dom 02 ott (18.00)
lun 03 ott (15.30 - 21.00)  
  
Grosseto, 2008. Edoardo, Iacopo e Michele sono i giovani membri di un gruppo punk. Stanchi di suonare tra sagre e feste dell’Unità, hanno finalmente l’occasione di riscattarsi aprendo la data bolognese dei Defense, famosa band punk hardcore americana. Quando il concerto viene annullato, i tre non si danno per vinti: se non possono andare a Bologna a suonare con i Defense, allora saranno i Defense a venire a Grosseto. Il piano, però, si rivela più difficile del previsto: i paradossi della vita di provincia trasformano ogni dettaglio in un problema insormontabile, mettendo in discussione la riuscita dell’impresa ma soprattutto ciò a cui i tre tengono di più: la loro amicizia.  
 
Unico film italiano in concorso alla Settimana della Critica di Venezia 79, l'esordio alla regia di Niccolò Falsetti (prodotto dai Manetti Bros.), è l'istantanea di una generazione, una commedia che ricorda il cinema di Virzì e riporta a un cinema nostrano genuino e ribelle.  
 
«Avete presente quando si torna da un concerto con ancora tutto il casino in testa? Noi si tornava da Roma, da Firenze, da Bologna ancora carichi dalla sera prima, per il pogo e per la band che aveva suonato e non vedevamo l’ora di chiuderci in sala prove per scrivere quel nuovo pezzo di cui s’era chiacchierato in viaggio. Eravamo sempre a mille. Poi si scendeva dal treno, uscivamo nel piazzale della stazione di Grosseto e intorno a noi, lì, a casa nostra, c’era quella strana, disturbante, tranquillità. E la sensazione che non sarebbe mai successo niente. Ecco, abbiamo sempre percepito quel momento come un cortocircuito, una collisione di mondi, una situazione che ci faceva sentire fuori luogo, consolato solo dalla consapevolezza che prima o poi, da quel posto, ce ne saremmo andati. Questo è stato il punk per noi. La provincia aveva deciso che non saremmo stati i punk ribelli, i duri di strada di Londra, New York o Berlino. Quelli andavano bene per le nostre t-shirt, per le copertine dei dischi che compravamo, per i poster che riempivano le nostre camere. Noi sapevamo che non saremmo mai diventati in quel modo, e in qualche maniera la cosa c’andava bene. Abbiamo visto in questo spiraglio un potenziale narrativo enorme: da un lato è l’occasione per parlare della nostra generazione attraverso uno sguardo inedito. Dall’altro c’è la provincia, con tutto il suo enorme coefficiente di immedesimazione e la sua poetica. E, soprattutto, c’è il contrasto fra queste due dimensioni. Un contrasto che c’ha sempre fatto tanto ridere. Ecco, "Margini" è la storia di questo contrasto». (Niccolò Falsetti, Francesco Turbanti).  
  
 
  

  

  

  

  

 

 

  

 

  

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