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da giovedì 18 a mercoledì 24 novembre vi aspettiamo in sala con:  

"Il potere del cane (The Power of the dog)" - Jane Campion adatta il romanzo di Thomas Savage e conquista il Leone d'argento al Festival di Venezia 2021.
  
"Un anno con Salinger (My Salinger year)" - Ispirato al romanzo omonimo e autobiografico di Joanna Rakoff, con la giovane Margaret Qualley (“C’era una volta a… Hollywood!”) e un'impeccabile Sigourney Weaver.
 
"IMPA-La città" - IMPA: la più antica fabbrica occupata argentina: scuola, museo, teatro, radio, TV, laboratorio socio-culturale nel cuore di Buenos Aires raccontato attraverso Il cinema diretto di Diego Scarponi.  
  
  
Il potere del cane (The Power of the dog)   
di Jane Campion
con Benedict Cumberbatch, Kirsten Dunst, Jesse Plemons, Kodi Smit-McPhee
Nuova Zelanda/Australia 2021, 125'  
 
Leone d’argento a Jane Campion per la miglior regia a Venezia 2021

gio 18 nov (15.30 - 21.00)
ven 19 nov (18.00 - 20.30)
sab 20 nov (15.30 - 21.00)
dom 21 nov (18.00 - 20.30)
lun 22 nov (15.30 - 21.00)
mar 23 nov (15.30 - 18.00)  
 
Montana, 1925. I fratelli Burbanks, Phil e George, sono gli eredi di un grande ranch di famiglia, che mandano avanti occupandosi quotidianamente dello spostamento mandrie, dell'essicazione delle pelli e dell'addestramento degli uomini di fatica. Mentre George è un uomo sensibile e desidera una famiglia, Phil è aggressivo, ossessionato dal mito del suo mentore Bronco Henri. Quando George sposa la giovane vedova Rose e la porta al ranch, Phil prende di mira la donna e suo figlio Peter...  
 
Del romanzo di Thomas Savage, pubblicato la prima volta alla fine degli anni Sessanta, Jane Campion restituisce appieno i principali elementi naturali: l'effetto immersivo, amplificato magnificamente dal mezzo cinematografico, e l'elemento dell'isolamento, che è in ogni piega del racconto e dei personaggi, e che assume visivamente una concretezza quasi palpabile. Nella sua Nuova Zelanda la regista trova l'America rocciosa e occidentale della metà degli anni Venti, in una valle sterminata e deserta, in cui lo sguardo può spaziare a 360 gradi. Gli interpreti hanno il compito di esprimere, col corpo prima che con le parole, la psicologia travagliata di tre personaggi imprigionati in un ruolo, un'epoca, un genere: il rude e tossico Phil di Benedict Cumberbatch è il più centrale del gruppo; Kristen Dunst amplifica la piccola Rose del romanzo facendone un'icona di malinconia; Jesse Plemons dona delicatezza al personaggio di George, che con pudore e timore non guarda ciò che non vuol vedere. Phil è un uomo erudito, trascinato alla rozza ostilità dall’attaccamento alla terra, che si esprime in rituali dal sapore ancestrale, in un rapporto inespresso col proprio corpo. Tra lui e il figlio di Rose si instaura un rapporto dai risvolti inaspettati.  
  
  
    
Un anno con Salinger (My Salinger year)  
di Philippe Falardeau
con Margaret Qualley, Sigourney Weaver
Canada/Irlanda 2020, 101'  
 
gio 18 nov (18.00)
ven 19 nov (15.30)
sab 20 nov (18.00)
dom 21 nov (15.30)
lun 22 nov (18.00)
mar 23 nov (21.00) 
 
New York, anni ’90. Dopo aver lasciato gli studi di specializzazione universitaria per diventare scrittrice, Joanna viene assunta come assistente di Margaret, l’agente letteraria impassibile e un po’ rétro di J.D. Salinger. Il compito principale di Joanna è rispondere, con un messaggio formale dell’agenzia, alle migliaia di lettere inviate dagli ammiratori di Salinger. Ma leggendo le parole struggenti che arrivano da tutto il mondo, la ragazza diventa sempre più riluttante a rispondere con la lettera impersonale dell’agenzia e d’impulso inizia a personalizzare le risposte… 

Ispirato al romanzo omonimo e autobiografico di Joanna Rakoff, il film di Philippe Falardeau (che sui nostri schermi abbiamo imparato a conoscere grazie al commovente “Monsieur Lazhar”) è un film di formazione animato dall'amore per la letteratura. Con la giovane Margaret Qualley (“C’era una volta a… Hollywood!”) e Sigourney Weaver.  
 
«Stavo curiosando in una libreria e ho preso in mano la biografia di Joanna, attirato dal titolo e dal fatto che l’autrice fosse una donna. Fino ad allora, avevo realizzato film con protagonisti maschili e stavo cercando un’idea per un personaggio centrale femminile. Leggendo il libro ho trovato la scrittura di Joanna commovente e al tempo stesso divertente nella descrizione dei dettagli. Potevo immedesimarmi in quel momento, pieno di incertezze, in cui dobbiamo decidere che cosa vogliamo fare della nostra vita, quando non siamo ancora completamente consapevoli dell’intera gamma delle nostre possibilità. Un momento in cui tutto è possibile ma anche in cui tutto sembra al di là della nostra portata.
Il libro affronta temi contrastanti, la contrapposizione fra letteratura e business, fra successo e privacy, fra il vecchio e il nuovo, fra l’amore e l’ambizione. È stata una vera sfida cercare di affrontare tutti questi argomenti senza appesantire la trama. Sono riuscito a farlo focalizzandomi sulla figura di Joanna, seguendo da vicino il suo personaggio e lasciando che i vari temi si sviluppassero sullo sfondo. Al centro del suo viaggio ci sono tutti quegli ammiratori di Salinger che gli scrivono, in un disperato tentativo di creare un legame con lui. Il lavoro di Joanna è proteggere Salinger da queste persone, ma trova un modo molto personale di eseguire il compito che le è stato assegnato, e questo l’aiuterà a entrare in contatto con la vera se stessa».  
  
  
  

IMPA-La città  
di Diego Scarponi
Italia/Argentina 2019, 90' 
  
Merc. 24 h. 17.30 - 21.00

Ospite il regista in entrambe le proiezioni 
  
A Buenos Aires, nel quartiere di Almagro, c'è IMPA: la più antica fabbrica occupata argentina.
IMPA è scuola, museo, teatro, radio, TV, laboratori culturali, educativi, artistici.
IMPA è una città. Nel cuore di Buenos Aires.  

Da oltre venti anni l'IMPA è una fabrica recuperada, ovvero autogestita da una cooperativa di lavoratori. Nella metà degli anni '50, i lavoratori dello stabilimento erano circa 3.000. Al momento dell’occupazione, nel 1998, gli operai erano circa un centinaio, mentre oggi sono meno di 50: da subito si decide di condividere gli spazi lasciati vuoti dalla fabbrica – che sono sconfinati – con il quartiere che ospita lo stabilimento, Almagro.

IMPA diventa in breve tempo – per tutta Buenos Aires – un propulsore di socialità, cultura, educazione. Mentre la produzione di manufatti in alluminio prosegue, dentro di IMPA nascono un centro di formazione, una università popolare, una radio e una tv autogestite, quattro compagnie teatrali e molto altro ancora.
Il film tratteggia un affresco corale di questo formidabile esperimento, in costante evoluzione, attraverso una struttura a mosaico in cui all'osservazione partecipante si mescolano le testimonianze delle singole storie della moltitudine di individui che popolano IMPA.
 
Mettere piede in IMPA è stato per me entrare in un mondo distante, fino a quel momento conosciuto solo di riflesso e in maniera parziale. IMPA invece è grande e reale, e le vicende che la animano sono concrete, potenti, vive.
La principale spinta a far conoscere questa realtà è quella di mostrare la sua irriducibile unicità e complessità, che rende questo isolato nel cuore di Buenos Aires uno scenario ricchissimo. Sono entrato in IMPA per osservare il suo funzionamento profondo: volevo stare e stare a vedere questo grande organismo complesso che è IMPA senza pregiudizi, ma con curiosità e capacità di ascolto. Con la sensazione che la forma espressiva più onesta per raccontare una storia collettiva come quella di IMPA, che di fatto è la storia di un enorme contenitore (e delle esistenze che lo attraversano), sia quella dell’osservazione partecipante.  

Il cinema diretto, i suoi strumenti, la capacità di stare a fianco delle persone che abitano IMPA è così stato il modo che mi ha guidato, con attenzione ed empatia, alla continua ricerca della giusta distanza. Questo è lo stile che ha pervaso tutto il percorso espressivo del film: raccontare attraverso la scrittura delle immagini, senza costruzioni precedenti, inseguendo l'utopia di creare il proprio film attraverso gli eventi che lo compongono. Per permettere allo spettatore di crearsi una propria lettura, un proprio personale percorso nel labirinto IMPA. Un piccolo omaggio al grande cinema di Frederick Wiseman e Nicolas Philibert.
IMPA enamora.  
  

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