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Un divano a Tunisi (Un divan a tunis)

 
 
di Manele Labidi Labbé, con Golshifteh Farahani, Majd Mastoura Mastoura, Aïsha Ben Miled - Tun/Fra 2019, 87'  
  
mar 03 agosto (21.30)   
  
Premio del pubblico alle Giornate degli Autori di Venezia 2019.  
     
Selma Derwich è una giovane psicanalista dal carattere forte e indipendente cresciuta a Parigi insieme al padre. Quando decide di tornare nella sua città d’origine Tunisi, determinata ad aprire uno studio privato, le cose non andranno come previsto. La ragazza si scontrerà con un ambiente non proprio favorevole, i suoi parenti cercheranno di scoraggiarla e lo studio inizierà a popolarsi di pazienti alquanto eccentrici…
Regista francese di origine tunisina, Manele Labidi ritrova le sue radici attraverso l'epopea di Selma, eroina scapigliata in bilico tra due culture. Disorientata come la sua psicanalista davanti a un paese in mutazione, Labidi sceglie la commedia e si confronta con le barriere culturali di una comunità che si dimostra scettica verso la pratica analitica. La prima qualità di "Un divano a Tunisi" è proprio la scelta di affrontare il suo soggetto col sorriso. La regista comprende tutto il potenziale comico della situazione e la dimensione di una società schizofrenica che rifiuta un aiuto psicologico. Scritto con goliardia e un pizzico di malizia, il suo film racconta la determinazione contro i pregiudizi, esasperando i paradossi. Brillante e spensierato, con l'ambizione di riprodurre la cattiveria della commedia all'italiana contaminata da atmosfere newyorkesi, "Un divano a Tunisi" mostra i contorsionismi mentali di una classe media incapace di adattarsi ai nuovi orizzonti, sottomessa alle seduzioni commerciali. Tutti vogliono un posto sul lettino della protagonista - interpretata dalla radiosa Golshifteh Farahani - che diventa il teatro di eccessi comici ma anche di momenti malinconici e interrogativi esistenziali. Perché contro la legge del silenzio, Selma ascolta.  
  
 
   
"Per me Selma è un mezzo per esplorare il rapporto ambiguo che ho con questo paese che penso di conoscere, di cui parlo la lingua e di cui conosco bene le consuetudini, ma con cui spesso non mi sento in sintonia. Rompendo con la tradizione, le mie scelte personali e professionali hanno confermato alla mia famiglia tunisina l'impressione che ha sempre avuto di me: quella di una donna strana e atipica, pazza agli occhi di alcuni, stravagante e scandalosa agli occhi di altri. È questo il motivo per cui racconto questa storia da un punto di vista personale, attraverso la lente di una doppia cultura, francese e tunisina".  
  
 
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