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Loveless (Nelyubov)

 
 

di Andrey Zvyagintsev, con Mariana Spivak, Alexey Rozin, Matvey Novikov - Russia/Francia/Belgio/Germania 2017, 126’  
   
Premio della giuria al 70° Festival di Cannes; candidato al Golden Globe 2018 come miglior film in lingua straniera.  
    

gio 04 gennaio (21.15)  

  
  
Zhenya e Boris stanno affrontando una separazione carica di risentimento e rancori. Entrambi hanno già un nuovo partner con cui iniziare una nuova fase della loro vita, ma nessuno dei due sembra avere alcun interesse per il futuro di Alyosha, il loro figlio dodicenne, fino a quando all’improvviso non scompare…  
   

Andrey Zvjaginsev, a tre anni dall'uscita di "Leviathan", torna a riflettere sulla condizione della Russia contemporanea, e, come nel precedente film, il ritratto non ha mediazioni. Ambientato in una Mosca tetra e nebbiosa, "Loveless", dietro l’apparenza di un thriller, racconta di una crisi coniugale che, immagine dopo immagine, si fa affresco del fallimento di una società. La macchina da presa sembra così vagare tra incedere fascinoso e taglio documentaristico, tra dilatazione spazio-temporale e una scrittura scarna ed essenziale, quasi volendo cercare un impossibile punto di raccordo tra un passato irrimediabilmente lontano e un futuro pervaso di individualismo e consumismo. Senza mediazioni, appunto, quelle che non sono in grado di trovare dei padri deboli e apatici, così come delle madri glaciali, calcolatrici, incattivite, avvinghiate ai soldi e alla proprietà. Già, proprietà, prospettive. E selfie, l’unica prospettiva possibile, col resto del mondo fuori campo. In questo quadro il piccolo Alyosha è il testimone impotente delle macerie di una famiglia-società al punto dal non rimanergli che sparire, fuggire nel fuori campo del nostro film e rimanere come traccia perturbante che, forse, tutti cercheranno invano. Da sottolineare anche la giustamente premiata originalità della colonna sonora che, unitamente alla forza dell’architettura visiva e alla bravura degli attori, restituisce il disfacimento di un impero - la Russia contemporanea - quanto mai somigliante, come un doppio diabolico, agli Stati Uniti più opulenti e ripiegati su se stessi.  
   

  
  
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