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The Party

 

  • Giovedì 15 Febbraio 18:00
  • Giovedì 15 Febbraio 21:15

 
con Kristin Scott Thomas, Timothy Spall, Patricia Clarkson, Bruno Ganz, Cillian Murphy - Gran Bretagna 2017, 71’

gio 15 febbraio (18.00 - 21.15) 
 
Janet è appena stata nominata ministro del governo ombra, il coronamento della sua carriera politica. Lei e il marito Bill decidono di dare una festa celebrativa, ma non appena gli ospiti arrivano nella loro casa di Londra la serata inizia a degenerare. Così,  sotto la facciata elegantemente liberal di tutti i protagonisti presto esploderà la rabbia… 
 

Sally Potter, dopo "Orlando" e "Lezioni di tango", ritorna con una commedia piena di arguzia e cinismo, un atto unico che si svolge in tre stanze, fotografato in bianco e nero e retto dalle caratterizzazioni esplosive dei sette attori in scena a rappresentare una sorta di grande freddo della sinistra d’oltremanica. La regista ha dichiarato di aver iniziato a pensare al film durante la campagna elettorale del 2015, che vide la sfida tra David Cameron ed Ed Miliband, perché la sua impressione era che nessuno stesse dicendo la verità su nulla. Dunque, se, oggi come oggi, l’élite intellettuale progressista pare essere indigesta a ogni latitudine, è fuor di dubbio che nel Regno di Elisabetta II e di Tony Blair riuscire a reggere la parte con navigato sangue freddo riveste un peso ancora maggiore. In questo modo, con tono irriverente e humor nero, i sette protagonisti riflettono sulla diversa risposta alla disillusione rispetto all’idealismo giovanile e difendono le differenti posizioni del cinismo e del compromesso. In un certo senso, è come se la regista tentasse di chiarire i suoi stessi dubbi riguardo al costo che la militanza britannica ha dovuto pagare per essere all’altezza di un’esperienza di governo. Di certo l’attitudine a focalizzarsi solo sugli errori del passato, invece che a guarire il futuro, è un segnale evidente della loro incapacità di capire gli eventi che li hanno travolti. A essere messa sotto accusa è quindi la generazione più adulta, che si è scervellata con idee elevate che non è riuscita a mettere in pratica consegnando alla generazione successiva un desiderio di concretezza forse meno falso e di sicuro comprensibile. Da sottolineare, oltre all’ottimo cast, perfettamente a suo agio nell’impostazione teatrale dell’unità di luogo, l’eleganza della fotografia di Alexei Rodionov che volutamente toglie “la distrazione” del colore per portare in primissimo piano l’azione in un luogo chiuso. Infine, l’aspetto interessante di "The Party" è forse la distanza siderale che un racconto del genere marca rispetto al cinico disincanto italiano: qualcuno qui si sorprenderebbe se scoprisse che politici, intellettuali, universitari o giornalisti non sono coerenti con quel che dicono? In Italia esiste ancora un “tono” da mantenere, un’apparenza da preservare, o viceversa una linea di condotta privata di cui ci stupiremmo veramente?
 
 
 
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