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Benvenuto in Germania! (Willkommen bei den Hartmanns)

 
 
di Simon Verhoeven, con Senta Berger, Heiner Lauterbach, Florian David Fitz - Germania 2016, 116’ 
 
mar 23 ottobre (15.30 - 21.15)
mer 24 ottobre (18.00)  
 
Angelika Hartmann è una professoressa in pensione che si annoia da morire. Un giorno, contro il volere di suo marito Richard, decide di ospitare a casa un rifugiato. Così il giovane nigeriano Diallo si trasferisce nella famiglia Hartmann. Ma i pregiudizi e la burocrazia finiscono per stravolgere la vita dei due coniugi, innescano un vortice di diffidenza e sospetti che compromette la stabilità della famiglia. La sopravvivenza del loro matrimonio e le possibilità di integrazione di Diallo sono messe a dura prova... 
 
"Benvenuto in Germania!", campione d'incassi al botteghino tedesco, è una frizzante e cattivissima commedia sul "buonismo" e l'integrazione dei rifugiati. Il regista Simon Verhoeven non vuole però utilizzare il politicamente scorretto come metodo sistematico e furbastro per deridere la questione; al contrario, la sua arma vincente è l'originale ribaltamento di prospettiva. Il film mette in scena vite reali ma con il tono leggero della commedia degli equivoci e non può né vuole offrire serie soluzioni politiche. "Se ho un messaggio personale - dice il regista - è solo la speranza che la famiglia Hartmann, proprio come l'intero paese o forse anche tutto il nostro continente, possa ritrovare la sua pace e la sua solidarietà, nonostante le crisi e i conflitti che caratterizzano la nostra epoca". La spietatezza delle stoccate che Verhoeven rivolge ai suoi conterranei è esilarante: l'insofferenza per il contatto fisico, l'ossessione per lo sport, la paura dell'invecchiamento, l'indipendenza dei giovani (la figlia Sofie, che a 31 anni ha "ancora" le idee confuse sul futuro), il difficile rapporto con i richiedenti asilo accolti da Merkel, il sud europeo, nel film incarnato dall'italiano "imbucato". Spregiudicato e persino feroce nel colpire i punti deboli di un paese con un gran bisogno di autoassoluzione, "Benvenuto in Germania!" dimostra che anche ai tedeschi piace ridere di se stessi. Possibilmente alla condizione che gli altri non lo vengano a sapere.  
 
 
 
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