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L’isola dei cani (Isle of dogs)

 

  • Mercoledì 24 Ottobre 15:30
  • Mercoledì 24 Ottobre 21:15

 
di Wes Anderson - USA 2018, 101’ 
 
mar 23 ottobre (18.00)
mer 24 ottobre (15.30 - 21.15) 
 
Orso d'argento per la miglior regia al Festival di Berlino 2018. 
 
Giappone 2037. Quando a causa di una contagiosa influenza canina, il governo decide di mandare in esilio tutti i cani di Megasaki City in una vasta discarica chiamata Trash Island, il dodicenne Atari Kobayashi ruba un piccolo aeroplano per raggiungere l'isola e ritrovare Spots, il suo cane da guardia. Dopo il brusco atterraggio, viene soccorso da un manipolo di meticci, disposti a tutto pur di sfuggire alla deprimente condizione in cui versano. Con l'aiuto del branco di nuovi amici, Atari inizia un viaggio epico che deciderà il futuro dell'intera città... 
 
Ogni forma espressiva ha bisogno di talenti che la prendano per mano per condurla su vie inusuali e meno battute. Wes Anderson si era cimentato con l'animazione in stop motion già nel 2009, con quel "Fantastic Mr. Fox" che dimostrava quanto bene potesse adattarsi un film animato a riprodurrei vezzi, spirito e creatività del cinema del regista. Pur essendo per stile, impostazione e costruzione un vero film di Anderson, "L'isola dei cani" attinge alla duplice tradizione in cui si inserisce. In primo luogo si mantiene con forza nei canoni dello stop motion, affidandosi a esso ben più di altre produzioni recenti piene di integrazioni in computer grafica. Tutto, o quasi tutto, quello che vediamo su schermo è stato ripreso facendo uso di modelli di varia natura. In secondo luogo sono evidenti i richiami a tanto cinema nipponico, animato e non solo: c'è Hayao Miyazaki, c'è Akira Kurosawa, ci sono in generale suggestioni, tempi e approcci di un mondo visivo e narrativo che Anderson dimostra di saper usare come ispirazione, senza snaturare o deformare l'estetica e la poetica che ha dimostrato di possedere nel corso degli anni. "L’isola dei cani" è il film più politico e allo stesso tempo più creativo del regista statunitense, spinge con decisione sul pedale della creatività, accompagnando l'abbondante dose di fantasia che la storia porta con sé all'usuale ironia dell'autore, che lo rende una visione brillante e piacevole a dispetto della storia che evoca. Un'opera in stop motion in cui a non subire mai uno stop è la fantasia. 
 
 
 
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