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Opera senza autore (Werk ohne Autor)

 

  • Martedì 13 Novembre 15:30
  • Martedì 13 Novembre 21:00

 

di Florian Henckel von Donnersmarck, con Tom Schilling, Sebastian Koch, Paula Beer - Germania 2018,  188’ 

   
mar 13 novembre (15.30 - 21.00)
mer 14 novembre (17.00)  

 
Dresda, 1938. Kurt Barnert ha pochi anni e una passione per la zia Elizabeth, una fanciulla sensibile con cui frequenta i musei, fa lunghe passeggiate e suona il piano. Prodigiosa ma mentalmente fragile, nella Germania nazista non c'è più spazio per le persone come lei. Sopravvissuto al bombardamento di Dresda e cresciuto nel blocco dell'Est, Kurt ha un talento per il disegno e apprende gli studi classici imposti dal realismo socialista. Ma l'incontro con Ellie, figlia del ginecologo nazista che ha condannato sua zia, e il passaggio all'Ovest, cambieranno il suo destino… 
 
Liberamente ispirato alla vita di Gerhard Richter, artista tedesco nato a Dresda nel 1932, formatosi nella Germania sovietica e passato a Ovest per amore della pittura astratta, "Opera senza autore" ritrova Florian Henckel von Donnersmarck e il potenziale romanzesco del suo cinema. Artefice a soli trentadue anni di uno dei più acclamati esordi di inizio millennio, "Le vite degli altri", Donnersmarck sceglie di cimentarsi con un altro racconto intrecciato a doppio filo con le tormentate vicende della sua nazione, aderendo per numerosi aspetti al modello del "grande romanzo popolare". Il film riesce infatti ad affrontare tematiche ed elementi complessi in modo accessibile, senza mai annoiare, facendo scorrere tre ore di cinema senza fatica. L'autore mette in scena la vita di un uomo attraverso le stagioni del suo Paese (dal Terzo Reich alla DDR e quindi alla Germania Ovest). La riflessione sul valore dell'arte, nucleo centrale della pellicola, è avviata in maniera esplicita fin dall'incipit, con la visita del piccolo Kurt al museo e gli strali della guida contro l' "arte degenerata" dei pittori espressionisti. La vera arte sopravvive ai totalitarismi e non si lascia mai addomesticare dal conformismo se l'artista mantiene la libertà dello sguardo. La necessità di guardare, sempre e comunque, di non tirarsi indietro di fronte alla realtà dell'esperienza, sarà il principio guida di Kurt per i tre decenni a venire, in un film che è anche affresco della Germania di metà Novecento. 
 

 
 
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