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La profezia dell’armadillo

 
 

di Emanuele Scaringi, con Simone Liberati, Pietro Castellitto, Laura Morante - Italia 2018, 99’ 

   
mar 20 novembre (15.30 - 21.15)
mer 21 novembre (18.00) 

 
Zero è un disegnatore di 27 anni che vive nella Tiburtina Valley, dove manca tutto ma non serve niente. Tira avanti senza un lavoro fisso, dando ripetizioni di francese, cronometrando le file dei check-in all'aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti. La sua vita è sempre uguale, tra viaggi sui mezzi pubblici e visite alla madre, ma una volta tornato a casa lo attende la sua coscienza critica: un Armadillo in carne e ossa che, con conversazioni al limite del paradossale, lo aggiorna su cosa succede nel mondo… 
 
Portare al cinema un best-seller è sempre un rischio. Farlo con una graphic novel di culto è operazione ancora più delicata. Specialmente se l'opera in questione si allontana dalle logiche di contenuti supereroistici e affini. Il fumetto alla base del film diretto da Emanuele Scaringi è il primo volume pubblicato da Zerocalcare nel 2011, tappa importante di un cammino iniziato già dal 2001 e proseguito fino a oggi con grande successo di pubblico e critica. Naturale, nell'ottica della sua affermata popolarità, un salto verso il grande schermo. Un passo importante al quale Michele Rech (Zerocalcare) ha partecipato in prima persona da co-sceneggiatore. "La profezia dell'armadillo", esilarante storia di una crescita incrociata con un lutto, raccontata con toni surreali, era difficilissima da trasformare in un film con attori in carne e ossa. Chi conosce Zerocalcare sa quanto di suo, della sua realtà e vita, ci sia nei suoi personaggi. Lo conferma il look scelto per rappresentare Zero su carta e trasposto con efficacia dal suo interprete Simone Liberati. Ugualmente efficace Pietro Castellitto, figlio del celebre Sergio, nel dar forma alle follie dell'amico del protagonista, Secco. Più consistente nel rendere giustizia ai paradossi e alle divertenti situazioni presenti nel fumetto, il film convince meno nel racconto del lutto di Zero, rispettando però, senza troppa soggezione, le atmosfere e lo spirito originali. Non è poco e in questo molto merito è degli attori, credibili e spontanei. 
 

 
 
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