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BELIN METAL NIGHT

 
 

Sabato 15 Dicembre, ore 22.00

Belin Metal Night !!! si esibiranno :
Sex N’ Violence 20anni di attività https://youtu.be/fSuW2hsIRbE
Perceverance Official 10anni di attività https://youtu.be/6TLkeUs1teM
Last Rites 20anni di attività https://youtu.be/Geph2sz5p08
ingresso gratuito con tessera arci

” Si è soliti dire che nelle città liguri, specialmente a Savona e nei dintorni, non ci sia mai nulla da fare, che le serate siano votate alla più deprimente desolazione e che la movida sia solo un’utopia destinata ai grandi happening della riviera… ma dipende anche da che cosa si ricerchi per passare le proprie serate! Per gli amanti di musica Hard n’ Heavy, la città della Torretta ha infatti fornito una notevole quantità di musica con cui sollazzarsi, e non solo in un ristretto periodo, ma in un arco di tempo che dagli anni Ottanta giunge fino ai giorni nostri. I metallers più “datati”, ricorderanno infatti nomi come Vanexa, che iniziarono la loro avventura nel 1979 e divennero ben presto i pionieri dell’Heavy Metal italiano, i Projecto, che esattamente dieci anni dopo intrapresero il loro cammino nella scena power/progressive metal o infine gli Shadows of Steel, che sull’onda della grande ondata Power Metal degli anni Novanta alzarono il vessillo savonese nell’immenso calderone nazionale e non. Ma parliamo ora di sonorità più extreme, dato che siamo qui per questo.

Oltre al sound squisitamente heavy e alla raffinata melodia dell’epic e del metal progressivo, Savona vide infatti nascere tra le viscere più profonde dei propri scantinati anche gruppi votati alla violenza sonora in tutto e per tutto, ma da chi iniziare questo cammino? Dai Last Rites. Era il 1997 quando la band prese vita per volere di Dave (chitarra e voce), Jan (chitarra solista), Libu (basso) e Laccio (batteria). Con questa prima (ed oggi storica) line up, il gruppo iniziò la proverbiale gavetta, giungendo nel 2001 alla registrazione del primo demo omonimo ai Nadir Studios di Tommy Talamanca dei Sadist e proprio da quel lavoro venne poi estrapolato il brano “Psycho Killer”, che sarà successivamente inserito nella “Nadir Compilation” contente il meglio delle produzioni dello studio genovese. Con il passare dei giorni, quello stesso anno si rivelò essere quello delle prime grandi soddisfazioni: non passa molto tempo dall’uscita in studio che i 4 vincono la “Almost Famous Competion”, un concorso per band emergenti svoltosi a Torino che farà conoscere il moniker anche al di fuori dei confini savonesi. L’anno seguente uscirà poi il primo full lenght, “Mind Prison”, disco che attira sui quattro l’attenzione dell’etichetta olandese Two Fat Man, che lo distribuirà in tutta Europa e che porterà ai Last Rites ottimi pareri di pubblico e critica, facendo sì che la band possa essere selezionata tra le 10 band thrash death più promettenti del panorama italiano nientepopodimeno che dalla rivista Metal Hammer. Dopo l’uscita del successivo mini cd “Hate” e del secondo album “Equilibrium”, inizia per i last Rites il proverbiale calvario dei cambi di formazione, un vero e proprio supplizio che come una sorta di fantozziana nuvola da impiegato affligge le band proprio nel momento di massima attività. I nuovi membri si susseguono ma alla fine, il gruppo giunge alla decisione di continuare come trio e pur restanto “mutilati” di un’ascia, i Last Rites continuano a mitragliare musica con il successivo mini autoprodotto “Future World” del 2009, dal quale traspare il notevole lavoro di arrangiamento per adattare i brani alla formazione a tre e al tempo stesso rinfrescare la propria proposta non sospendendo l’attività live, dato che nello stesso anno partecipano anche al”A Contest in Hell” organizzato dalla Nadir Music. Passeranno altri 2 anni e Zonametallica selezionerà i Last Rites per partecipare alla compilation del trentennale di attività dei Metallica con la cover di “No Remorse”, ma purtroppo si ripresentano dei nuovi cambi di formazione. La band subisce una provvisoria battuta d’arresto, ma già dall’anno dopo torna a farsi sentire con “Rites Live (live in studio), un ruggito dal silenzio con cui la band si preparava a tornare sulla scena con una formazione rinnovata, nuovamente a quattro membri, e il desiderio di buttare sul piatto altra nuova musica. L’attesa per un nuovo full lenght c’è, ma bisogna attendere, gustandosi nel mentre l’apparizione al Machete Fest in apertura ai tedeschi Primal Fear. Si giunge al 2018, altri anni sono passati e la formazione nel mentre è cambiata ancora, ma i Last Rites hanno dato alla luce “Nemesis” il disco con cui Dave e soci hanno inoltre festeggiato il traguardo dei vent’anni di carriera.

Procedendo a fondo in questo excursus come un bisturi che dagli strati più in superfice dell’epidermide si addentra nel tessuto muscolare, spingiamo ancora di più in materia di violenza sonora e dal Thrash Death Metal giungiamo fino al Death Metal in senso lato. Prendete la crudezza del Punk, mescolatelo con un maggiore impatto e sete di bpm del Metal, condite tutto con un’ulteriore dose di grindcore in puro stile Carcass dei primi lavori ed otterrete i Sex N’ Violence. Siamo nel 1998, appena un anno dopo la nascita dei Last Rites, e dall’idea dei fratelli Marco e Matteo Barbero prende vita uno dei gruppi più extreme di Savona. La formazione viene completata dall’ingresso del batterista Daniele, compagno di banco di Marco, che presto si guadagnerà il soprannome di “Terminator” proprio per le ritmiche serratissime e claustrofobiche che contraddistinguono la sonorità del trio. “Sesso e Violenza”, un moniker con un particolare significato in quanto sorta di omaggio al brano omonimo degli Exploited, con cui i due fratelli si esercitavano durante le loro prime suonate insieme; inoltre esso è lussurioso, perverso e facile da ricordare proprio perchè crudo e di impatto fin da subito e che manco a farlo apposta porta nella sua semplice abbreviazione le lettere della sigla della città da cui provengono (SnV). Scaldati i motori con solo due date savonesi, i Sex n’ Violence si fiondano subito in studio per registrare il loro primo demo, ovviamente autofinanziato, come del resto vuole la tradizione underground, dando alla luce “PunkMetalSexViolence”, prodotto che già dal nome dice tutto: in quelle tracce infatti traspare un misto di Punk, Crust e Thrash Metal grezzo ed old school, che viene sparato in faccia tutto d’un fiato come un urlo tra i più rabbiosi che la gola ci consenta di scagliare al cielo. Vi basterà leggere questo titolo per immaginarvi Mark “Ice” Draven, Teo “Baddy” e Dani “Terminator” gridarvi in faccia “SiamoiSexnViolencefacciamoPunkMetalbeccateviquesta”, così, di getto, perchè nel Metal Estremo non c’è tempo da perdere. Nel mentre gli anni passano, e i SnV partecipano a diverse serate e contest come il Play For You, organizzato da Radio Savona Sound, lo Sband allo storico Ju-Bamboo di Savona, l’Emergenza Festival e lo Zombie Rock. Ma anche per i Sex N’ Violence si presenta il problema dei cambi di formazione, che comporterà periodi di pausa, intervallati da momentanee riprese e progetti paralleli avviati dai due fratelli fondatori; il gruppo si muoverà solo tramite pubblicazioni di demo ed ep autoprodotti, senza mai arrivare al full lenght vero e proprio, ma intanto, dopo il debutto, vedono la luce l’omonima ristampa parziale del primo demo (2003), il singolo “Class of Shit” (2004), lo split insieme ai concittadini Kartilage “Sick musics for Sickest Minds” (2007), “The Shadow of the Black Count” (2013), “Angoscia” (2014) fino al più recente “Vampire Eyes” (2015), con anche la partecipazione a diverse compilation di webzines dedicati alla realtà underground. Il 2018 è l’anno del ventennale anche per i Sex N’ Violence: la coerenza ha in qualche modo compensato la cecità mentale del pubblico savonese, per la sua quasi totalità restio alle sonorità estreme; mentre molte altre band più soft e “ear friendly” sono nate e morte di lì a poco oppure hanno semplicemente gettato la spugna, i Sex N’ Violence continuano a pestare ad oltranza.

Da queste righe si deduce come a Savona la musica per i palati più estremi non manchi, e di come con il passare del tempo la scena si sia sempre rinnovata con la nascita di gruppi ed artisti nuovi. Compiamo però un balzo avanti nel tempo di una decina d’anni, arrivando così agli inizi degli anni 2000. Siamo nel 2008 e all’ombra del Priamar nascono i “new kid” del Thrash Metal locale: i Perceverance. L’avventura di questa band inizia quando Michele “Met” Alluigi, conclusa l’esperienza degli Shadow Force, decide di avviare un nuovo progetto. Per i pochi locali savonesi in quel periodo vanno per lo più di moda l’Hard Rock e l’Heavy Metal più classico ed inizialmente prendono vita gli Steelchains, ma ben presto il quartetto sente l’esigenza di andare ben oltre le sonorità classiche di Black Sabbath, Iron Maiden e Judas Priest e decide quindi di buttarsi sul Thrash Metal. L’intenzione parte con i migliori propositi, portando a Savona qualcosa di leggermente diverso, ma ecco che la formazione si disintegra per metà. Di gettare la spugna non se ne parla, si decide di ripartire da zero recuperando e riarrangiando in chiave thrash i pezzi propri già composti, uno sbattone incredibile che denota una grande perseveranza ed ecco che il nuovo nome con cui tornare in pista è già trovato (scritto con la c al posto della s per evitare i numerosi casi di omonimia). Purtroppo però la line up non riesce a stabilizzarsi e dopo diverse difficoltà e cambi di formazione continui vede la luce la prima demo “Persistence in Time” registrata nello studio dell’amico Gianluca Tamburini (ex Last Rites attualmente in forze ai Machine Gun Kelly). Oltre a 3 pezzi propri, la band recupera e riarrangia “Evil of a Time to Come” dei Threnodial, dato che in formazione ha militato anche il chitarrista della band cairese Riccardo Molinari. I Perceverance intraprendono una serie di diversi concerti nel savonese, ma ben presto la formazione si sgretola nuovamente lasciando in sospeso la lavorazione dei nuovi brani. Con una buona dose di perseveranza Met rimette insieme il gruppo chiamando amici di vecchia data già attivi in altri gruppi locali: vengono reclutati Andrea Frasson (già compagno di Met negli Shadow Force ed in forze alla cover band Very Lazy) alla batteria, Sebastiano Rusca (già chitarrista dei Powerdrive) alla sei corde e Christian Fiorentino (ex Dreamer’s Road) al basso. Con questa nuova line up i Perceverance giungono nel 2013 alla pubblicazione del primo full lenght “The Dark Mechanism” distribuito da Music Solution Agency. Con il disco d’esordio all’attivo, la band alza l’asticella della propria attività live, arrivando a partecipare ad eventi come il party del Motorgroup Tomahawk, il Machete Fest ed il Green Fest. Gli impegni lavorativi costringono i Perceverance a rallentare l’attività, ma nei 5 anni successivi il gruppo ha composto i brani che comporranno il successore di “The Dark Mechanism”, facendo uscire nel mentre il nuovo singolo “Social Deathwork” per la neonata etichetta savonese Archetype Records, che organizza e promuove eventi a Savona dal 2016 e nel cui roster compare anche la band di Met e che consentirà al gruppo di esibirsi a due edizioni dell’Archetype Metal Fest savonese in apertura ai Bad Bones e ai Necrodeath. Con l’arrivo del 2018, i Perceverance hanno festeggiato dopo mille peripezie i 10 anni di carriera, non poteva esserci una parola più adatta di “perseveranza” per rappresentare l’attività di un progetto che nonostante le difficoltà è arrivato a festeggiare la prima decade con una formazione attiva da cinque anni con il motto di “Keep on Thrashing”.

Questa è solo una rapida rassegna delle band più pesanti che nella desolata Savona hanno raggiunto il traguardo del ventennio e del decennio, di gruppi savonesi di cui parlare ce ne sarebbe eccome ma per il momento accontentiamoci di fare headbanging con tre nomi che fanno tremare la Torretta con i loro riff, le loro ritmiche granitiche e la loro attitudine nel voler portare avanti i loro generi preferiti nonostante le avversità, un obiettivo riservato solo a pochi, ma per citare un famoso slogan “sembrava impossibile, ma ce l’hanno fatta”. ”

Articolo presente sulla fanzine Tuttipazzi #23 – 2018
scritto da Michele “Met” Alluigi

 
 

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