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Il traditore

 
 
di Marco Bellocchio, con Pierfrancesco Favino, Luigi Lo Cascio, Maria Fernanda Cândido, Bebo Storti - Italia 2019, 148'   
  
Nastri d'Argento 2019 per il miglior film, regia, sceneggiatura, attore protagonista (Pierfrancesco Favino), non protagonista (Luigi Lo Cascio e Fabrizio Ferracane), montaggio, colonna sonora. 

mar 3 settembre 15.15 - 21.15

mer 4 settembre 18.00  

 
Nei primi anni '80 è in corso una vera e propria guerra tra i boss della mafia siciliana per il controllo sul traffico della droga. Tommaso Buscetta, conosciuto come il “Boss dei due mondi”, fugge per nascondersi in Brasile e, da lontano, assiste impotente all’uccisione di due suoi figli e del fratello a Palermo. Arrestato ed estradato in Italia dalla polizia brasiliana, Buscetta prende una decisione che cambierà tutto per la mafia: incontrare il giudice Giovanni Falcone e tradire l'eterno voto fatto a Cosa Nostra... 
 
Marco Bellocchio è uno dei pochi registi italiani che ancora tengono in pugno il grande schermo, con una consapevolezza profonda del cinema internazionale e il controllo della propria visione. Film di grande compiutezza, "Il traditore" riporta Bellocchio ai livelli di "Buongiorno, notte" e "Vincere", mettendo in scena la nostra storia con il suo stile personale ma anche innovativo per costruzione narrativa. L'intreccio tra mafia e potere politico, la sacralità della "famiglia", l'ambiguo rapporto tra padri e figli, sono tutti temi cari al regista emiliano. Fin dalla prima scena, questa mafia è intrisa di religiosità e teatro, di melodramma che vira in dramma quando esplode la violenza. Nel film c'è sicuramente il fascino di Tommaso Buscetta, il "traditore": Buscetta mai si considerò tale, ma solo un "moralizzatore" della nuova cosca dei corleonesi; quei corleonesi che prendevano il sopravvento eliminando "soldati" come lui (un Pierfrancesco Favino magnetico) e Totuccio Contorno (un altrettanto superlativo Luigi Lo Cascio) e sterminando intere famiglie. Bellocchio racconta l'uomo affamato di vita che consegnò le chiavi di Cosa Nostra a un servitore dello stato come Falcone. Lo racconta soprattutto nel maxiprocesso, con 475 imputati-guitti che urlano nelle gabbie e s'inventano un teatro dell'osceno per gettare scompiglio e screditarlo. "Il traditore" colpisce quando serve, lasciando il tempo e lo spazio per riflettere sul suo protagonista e ciò che rappresenta nella storia del nostro paese.
  
  
  
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