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"Giovedì di genere - giovedì de/generi" - Midsommar - il villaggio dei dannati

 
 
Keller presenta "Giovedì di genere - giovedì de/generi" 
 
"Giovedì di genere - giovedì de/generi" vuole essere un appuntamento mensile con tutto ciò che esce dalle regole sia del cinema commerciale odierno che dalle strette maglie dell'autorialità. Un punto della situazione su dove e come i generi cinematografici (che tanto negli anni 60 e 70 hanno generato cinema) stanno andando e si stanno evolvendo. Quindi cinema poco visto in sala, mai pervenuto in sala o - finalmente - riconsegnato alla sala. L'unico vero luogo deputato per il cinema e ogni sua manifestazione. Sia essa di genere o de/genere. Ogni sera un'introduzione critica e ogni fine proiezione, ci auguriamo, un dibattito, uno scambio di parole e di pensieri per dare uno o più sensi all'esperienza collettiva della visione. 
 
Midsommar - il villaggio dei dannati
di Ari Aster
con Florence Pugh, Jack Reynor, William Jackson Harper
USA 2019, 140' 
 
Introduzione a cura di Roberto "Keller" Veirana  - Ingresso aperto a tutti: 5/6 € tesserati NFS-ARCI - 8 € non tesserati.  
 
Dani e Christian, una giovane coppia statunitense in crisi, viene invitata a trascorrere le vacanze in un villaggio svedese da un amico originario del posto, per festeggiare insieme la tradizionale festa di mezza estate Midsommar. Ma ben presto quei nove giorni "speciali", che vengono festeggiati ogni 90 anni, assumeranno contorni sinistri... 
 
Un film su cui non tramonta mai il sole. Eppure l'orrore può crescere anche qui, senza sfruttare il favore del buio, dove è più inatteso, evidente e quindi più terrificante. Con audacia pari alla fiducia nei propri mezzi, Ari Aster fa intraprendere allo spettatore un viaggio in un bizzarro contesto rurale e, insieme, dentro la nostra identità di uomini del XXI secolo. Come già in "Hereditary - Le radici del male", Aster utilizza materiale esotico ed eccessivo, in questo caso il paganesimo ancestrale e la Scandinavia, per studiare una psicologia che è essenzialmente americana e contemporanea. Serve recarsi "laggiù" per meglio comprendere un "qui" fatto di paure represse, di orrori indicibili celati tra le mura domestiche. Lo sguardo del regista è ironico ma non distaccato, partecipe ma non immersivo, citazionista ma senza pedanterie; con una capacità di generare tensione e condurre lo spettatore per mano che è propria solo dei talenti maggiori. Attraverso il gruppo composito di amici, tipica comitiva destinata al macello, Aster procede con la sua dissezione del maschio americano medio immerso in pseudo-valori di disarmante superficialità. Impossibile parteggiare per lui, almeno quanto lo sia identificarsi con i cultisti svedesi: resta solo Dani come possibile transfert. È attorno a lei che ruota l'intero percorso di "Midsommar", surreale elaborazione di un lutto che può essere razionalizzato e accettato solo in una dimensione altra. Il conformismo di "distrarsi" nel senso più edonistico del termine trova così un impietoso rovescio della medaglia. 
 
 
 
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