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Il cattivo poeta

 
 

di Gianluca Jodice, con Sergio Castellitto, Francesco Patané, Tommaso Ragno - Ita 2021, 106’  
 
dom 08 agosto (21.30)   

1936. Giovanni Comini è stato appena promosso federale, il più giovane che l’Italia possa vantare. Ha voluto così il suo mentore, Achille Starace, segretario del Partito Fascista e numero due del regime. Comini viene subito convocato a Roma per una missione delicata: dovrà sorvegliare Gabriele D’Annunzio e metterlo nella condizione di non nuocere. Già, perché il Vate, il poeta nazionale, negli ultimi tempi appare contrariato, e Mussolini teme possa danneggiare la sua imminente alleanza con la Germania di Hitler...      
  
«Gianluca Jodice esordisce alla regia del lungometraggio con “Il cattivo poeta”, del quale firma anche soggetto e sceneggiatura, utilizzando per i dialoghi di D'Annunzio solo le sue parole scritte o pronunciate in pubblico, e costruendo una storia volutamente inattuale che però ha evidenti ricadute anche sul presente». (Paola Casella).  

 
«Lo sguardo profetico-poetico di Gabriele D'Annunzio, in ammiragliesca giacca bianca e posa ieraticamente obliqua, è allarmato e stupito, ma quegli occhi un tempo di fuoco vogliono ancora stupire l'Italia politica. E scuotere anche il ripiegato se stesso, che per decenni in letteratura come in vita è stato simbolico, estremo e discusso, amato e odiato, seguace di arte, piacere, estetica. Sarebbe l'ultimo bagliore nel crepuscolo di questo anticonformista decadente, non proprio un “cattivo” maestro. Stavolta, è il 1936, la missione del Poeta è remare contro il regime fascista, cui in fondo non appartenne mai per diversità etica e morale. Film complesso per temi e sottotesti, prodotto con cura quasi filologica dal collaudato duo Matteo Rovere-Andrea Paris, fotografato dal rigorosamente inventivo Daniele Ciprì, “Il cattivo poeta” ondeggia fra il modulato thriller storico-spionistico, il biopic in certo modo inedito e l'analisi delle sensibili contorsioni di tale Artista al tragico tramonto. Sergio Castellitto anima questo calante D'Annunzio lavorando con convinta misura anche su silenzi e pasture». (Maurizio di Rienzo).  
 
«A un certo punto nel film si dice: “Tutti abbiamo bisogno di un balcone dal quale recitare: ci sono i bravi e i cattivi attori”. Ecco, qui oltre a esserci dei bravi interpreti e delle brave maestranze, c’è anche un bravo regista e soprattutto c’è una bellissima storia che andava raccontata al cinema con una penna di piume di pavone (lascito di D’Annunzio a Comini)». (Giulia Lucchini).  

   
  
  
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