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Gli Stati Uniti contro Billie Holiday

 
 

di Lee Daniels, con Andra Day, Trevante Rhodes - USA 2021, 130'  
   
sab 14 mag (15.15)  
 
Anni Quaranta: l’icona della musica jazz Billie Holiday colleziona successi in tutto il mondo, mentre il governo federale statunitense decide di trasformarla nel capro espiatorio di una dura battaglia contro la droga. Fine ultimo era impedirle di eseguire la ballata "Strange fruit", denuncia contro i linciaggi del governo degli USA e contributo essenziale per il movimento per i diritti civili.  
 
Diretto da Lee Daniels, "Gli Stati Uniti contro Billie Holiday" racconta la vera storia della leggendaria cantante blues e jazz che con la sua voce inconfondibile ha contribuito a formare la musica popolare americana.  
 
Molte cantanti sono state definite la nuova Billie. La verità è che non ci sarà mai nessuna come lei perché nessuno potrà essere colpito così duramente dalla vita come lo è stata lei. Di Billie Holiday, nata Eleonor Fagan e soprannominata Billie in omaggio all’attrice Billie Dove, ci rimane ancora oggi moltissimo. Intanto la sua stessa esistenza e la sua arte, che ci ha lasciato con la forza della sua fragilità. La vita e la musica si fondono in un immenso dramma autentico. Analizzare tutta la sua produzione musicale richiederebbe fiumi di parole. Una canzone su tutte però va raccontata perché ha avuto un enorme impatto musicale e culturale e perché è una metafora della sua stessa vita: “Strange fruit”.  
 
New York, 1939. Il "Cafè Society" al Greenwich Village era uno dei pochi locali in cui i neri potevano sedere al fianco dei bianchi, grazie al proprietario convinto sostenitore dell’integrazione. In quel locale si esibiva una giovane cantante di colore, dalla voce profonda e inquieta, dal passato difficile e dal carattere fiero. Sensuale e sfrontata in pubblico, fragile e indifesa nella vita privata. Violentata da bambina, in cella per rissa, ex prostituta, tossicodipendente e tremendamente libera. Questa era Billie Holiday. Una sera Billie decise di cantare una canzone di Abel Meeropol, poeta, scrittore, compositore ebreo-russo, scritta per protesta contro il linciaggio di due lavoratori di colore di una piantagione. «Non c’era nemmeno un leggero applauso nell’aria all’inizio - scrive nella sua biografia la cantante – poi solo una persona ha iniziato a battere nervosamente le mani e così tutti gli altri l’hanno seguito». Non era più intrattenimento, ma una protesta. Il brano divenne la conclusione di tutti i suoi concerti. Non c’era bisogno di aggiungere altro.
 
Billie Holiday semplicemente è stata, e rimane, una delle più belle e influenti interpreti vocali del Novecento. Punto. Nel 1959, dopo la sua ultima incisione, viene ricoverata in ospedale a New York dove muore il 17 luglio, all’età di 44 anni. Era la fine della sua travagliata esistenza e l’inizio del mito.
  

 
 
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