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Ritratto di famiglia (Les miens)

 
 

di Roschdy Zem, con Sami Bouajila, Roschdy Zem, Maïwenn - Francia 2022, 85’  
  
mar 14 nov (18.00)
mer 15 nov (15.30 - 21.00)
  
Moussa è sempre stato gentile, altruista e presente con la sua famiglia. Al contrario di suo fratello Ryad, noto presentatore televisivo, che viene rimproverato da chi lo circonda per il suo egoismo. Lo difende solo Moussa, che per lui ha una grande ammirazione. Una sera Moussa sbatte la testa cadendo e subisce un trauma cranico. Irriconoscibile, inizia a parlare senza filtri, dicendo a parenti e amici scomode verità. Finisce per litigare con tutti, tranne che con Ryad...  
 
Con decine di film allattivo interpretati dalla fine degli anni Ottanta a oggi, Roschdy Zem è uno dei migliori attori non solo francesi, ma sicuramente europei, che ha fatto della discrezione il suo marchio di fabbrica. Oltre che attore, Zem è anche regista. Con Ritratto di famiglia, sesta volta dietro la macchina da presa, Zem racconta una storia autobiografica, scritta a quattro mani con l’attrice e regista Maïwenn (Jeanne du Barry), che alterna momenti drammatici e comici nella durata aurea di un’ora e mezza.

«Girare questo film non è stata una decisione, per me è stata una necessità. Non avevo mai rivelato questioni così personali nelle mie opere. La storia nasce da un incidente capitato a mio fratello minore. Questo ha generato un cataclisma all’interno della mia famiglia, che è un’unità dai legami molto forti ma allo stesso tempo segnata da conflitti, come tutte le famiglie. Attraverso questo ritratto, ho voluto condividere i drammi, i conflitti, le nevrosi, i dolori, ma anche i momenti di gioia, evitando al contempo il prisma culturale o religioso, che credo sia troppo presente quando si parla di questa generazione di immigrati. La famiglia è un rifugio da cui si deve fuggire per rivelare sé stessi. Le preoccupazioni di questa storia dovevano andare oltre. Tutto ciò che dice Moussa - questo personaggio che sta attraversando un brutto momento - è in un certo senso vero. Denuncia quello che ai suoi occhi è insopportabile. Per esempio, comunica di petto il rapporto che ha con i propri figli. Questa verità - la sua verità - è giustificata. Sono questioni che avrebbe potuto o dovuto sollevare anche prima. Conduce a una riflessione sociale essenziale: fino a che punto ci si può spingere per dire la propria verità? Non si dovrebbe contemplare una sorta di ipocrisia per vivere nella società? Il mio eroe è diagnosticato come anormale, ma non siamo forse noi ad essere anormali imparando a mascherare la realtà, a barare per essere come gli altri?» (Roschdy Zem)  
  
 
 
Potete acquistare i biglietti in sala prima degli spettacoli oppure in prevendita su https://www.liveticket.it/nuovofilmstudio (aprite il link in un browser esterno a Facebook, altrimenti non visualizzerete i posti disponibili!).  

  

  

  

  

  

  

  

 
 

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