TUTTO QUELLO CHE RESTA DI TE

lun 29 set 18.00

Ingresso soci 6€, sostenitori 5€, non tesserati 9€

All that’s left of you
di Cherien Dabis
con Saleh Bakri, Cherien Dabis, Adam Bakri
Germania/Cipro/Palestina/Giordania/Grecia 2025, 145′

Cisgiordania, 1988. Un adolescente palestinese si unisce con determinazione alle proteste locali contro i soldati israeliani. Improvvisamente la scena si blocca e, con fervore e angoscia dipinti sul volto, la madre si rivolge al pubblico – testimoni dei capitoli bui del secolo scorso e di questi giorni – per iniziare a raccontare la storia di tre generazioni di una famiglia sradicata, a partire dal 1948, quando le organizzazioni paramilitari sioniste espulsero più di 700.000 palestinesi dalle loro case. Una cronaca epica della lotta di una famiglia per rimanere unita e preservare la propria dignità di fronte a forze più potenti, che abbraccia gli ultimi 80 anni della storia della Palestina. Una condivisione del significato di “identità palestinese” raccontato con saggezza ed emozione che tocca il cuore intensamente.

«Il mio primo ricordo del viaggio in Palestina per visitare il nostro villaggio natale risale a quando avevo otto anni. I soldati israeliani armati trattennero la mia famiglia al confine per 12 ore. Rovistarono tra il contenuto delle nostre valigie. Mio padre li affrontò quando ci ordinarono di spogliarci per essere perquisiti, comprese le mie sorelline di tre e un anno. I soldati gli urlarono contro. Ero terrorizzata che potessero ucciderlo. Ricordo ancora vividamente il viaggio in auto attraverso Gerusalemme dopo quel calvario e, sporgendo la testa dal finestrino, pensai: questo è ciò che significa essere palestinesi. Noi non piacciamo alla gente, e quindi ci trattano male. La mia vita è piena di storie di dolore e conflitto che ho visto e vissuto in Palestina. Eppure le mie esperienze, come palestinese-americana che vive principalmente nella diaspora, impallidiscono a confronto di quelle di chi vive in Palestina e delle generazioni che mi hanno preceduto. Mio padre ha vissuto gran parte della sua vita in esilio. Sono cresciuta ascoltando le sue storie, quelle della mia famiglia e della comunità che ancora vive lì. Le loro esperienze mi sono state trasmesse in modo così profondo ed emotivo che a volte sembrano essere parte dei miei ricordi. Ho voluto provare a guarire me stessa e la mia comunità attraverso la narrazione. Volevo aumentare l’empatia del mondo nei confronti delle persone che hanno sopportato così tanto. “Tutto quello che resta di te” non ha un approccio politico. È profondamente personale e intimo. È un’opportunità per innescare un cambiamento avviando una conversazione sulla necessità di riconoscere la nostra sofferenza, perché è lì che inizia la guarigione. Può sembrare un obiettivo ambizioso, ma credo fermamente nel potere del cinema di riformulare, ispirare e guarire». (Cherien Dabis)