UN CANE A PROCESSO

lun 27 apr (15.30 – 21.00 ita)

Ingresso riservato ai soci ARCI – 5€ sostenitori – 6€ base – 9€ senza tessera

Le procès du chien

di Laetitia Dosch
con Laetitia Dosch, François Damiens, Anabela Moreira
Francia 2024, 85′

Avril, avvocata dallo spirito libero e determinato, famosa per accettare cause apparentemente perse in partenza, è decisa a conquistare finalmente una vittoria. Ma quando Dariuch, l’ennesimo cliente senza troppe speranze, le chiede di difendere il suo inseparabile cane Cosmos, Avril non sa tirarsi indietro. Si ritrova così a immergersi nell’assurdità di rappresentare in tribunale un imputato a quattro zampe, sfidando, tra colpi di scena e arringhe appassionate, il sistema giudiziario.

L’opera prima di Laetitia Dosch, anche interprete del ruolo principale, trae ispirazione da un fatto realmente accaduto, portando però nell’aula del tribunale il cane e non il padrone. Una commedia provocatoria che parlando di diritti degli animali riflette su ciò che ci rende realmente umani.
«Quando esploro l’alterità — in particolare quella non umana — mi ritrovo a fare i conti con la mia ansia rispetto alla crisi ambientale. Credo che ci sia tanta ignoranza e una profonda insensibilità verso le altre specie del nostro ecosistema. Attraverso il mio lavoro voglio documentare questa cecità, ma anche suscitare curiosità e mettere in discussione le nostre idee preconcette. Se vogliamo sopravvivere, è urgente reinventare il nostro rapporto con gli altri esseri viventi. Tendiamo a considerare gli animali come oggetti. Secondo la legge svizzera, il cane Cosmos non è considerato un individuo, ma una cosa. Se viene sottoposto a eutanasia, dal punto di vista legale non viene “ucciso”, ma “distrutto”. Questo linguaggio rivela quanto profondamente gli animali siano considerati oggetti — e questo approccio ci autorizza a mangiarli, a sfruttarli, a negare loro qualsiasi valore che non sia la loro utilità. Tutto questo mi colpisce molto, e penso che sia legato anche al fatto che sono una donna. Ho spesso sentito la pressione di dovermi conformare, di dover servire a qualcosa. Forse è per questo che sono attratta dalle persone che non rientrano nelle norme dominanti. Il mio film è popolato da figure di questo tipo: Dariuch, il proprietario di Cosmos, è ipovedente e socialmente marginale; e poi c’è Lorene, una donna delle pulizie portoghese morsa al volto dal cane. Lei sceglie di mantenere le sue cicatrici e di rifiutare le norme estetiche imposte. In questo senso, incarna una delle idee femministe del film: il rifiuto di cancellare la differenza per essere accettabili». (Laetitia Dosch)

Potete acquistare i biglietti in sala prima degli spettacoli oppure in prevendita su: https://www.liveticket.it/nuovofilmstudio